Progetto Rifiuti Zero
Irifiuti in Italia crescono più rapidamente del Prodotto interno lordo: dai dati Federambiente emerge che dal 1997 al 2002 la produzione di rifiuti urbani è passata da 26 a 30 milioni di tonnellate, con un aumento percentuale del 15%. La causa principale di questa crescita è da addebitare all’aumento di modalità di consumo "usa e getta". Ma la crescita annua, riguarda non solo i rifiuti urbani, ma anche i rifiuti speciali (+2% circa l’anno). Se agli urbani si sommano i rifiuti speciali, che dagli ultimi dati ufficiali (ma sarebbe meglio parlare di stime) ammontano a circa 48,6 milioni di tonnellate (dato 1999) e i circa 40 milioni di tonnellate di inerti prodotti nel 2001, si superano abbondantemente i 100 milioni di tonnellate di rifiuti che complessivamente il nostro paese produce ogni anno. Riguardo al settore degli inerti, si registra ancora un utilizzo indiscriminato di risorse naturali per l’edilizia in genere, con un prelievo superiore alla capacità di rinnovamento e una produzione di rifiuti maggiore della capacità di assorbimento degli impianti: la conseguenza è un rilascio di materiali da demolizione in discariche abusive disseminate ovunque. Vi è infine il settore dei beni durevoli, rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) di cui non esistono dati certi di produzione, ma per i quali, a detta degli stessi operatori del settore, è prevedibile un trend di produzione in ascesa. Vale la pena sottolineare che oltre il 90% dei beni durevoli che contengono i gas refrigeranti dannosi per l’ozono, finisce ancora in discarica e che solo nel 2000 ammontava a 2.500 tonnellate la quantità di cfc ed altre sostanze nocive per l’ozono stratosferico, immesse in atmosfera a causa di uno scorretto smaltimento di questa tipologia di rifiuti. Quindi i rifiuti — di qualsiasi natura essi siano — crescono ogni anno, anche a fronte della crisi economica in atto ormai da due anni. Le strategie di prevenzione sono poche, poco diffuse e scarsamente efficaci; riguardano quasi esclusivamente il settore degli imballaggi e riescono a malapena a limitare l’aumento dei consumi di questo settore merceologico che cresce ad un ritmo doppio rispetto ai rifiuti urbani.
Un progetto di pratica quotidiana
Il Progetto Rifiuti Zero non è una semplice campagna di sensibilizzazione, ma mira a trovare ed applicare delle soluzioni che rendano possibile il raggiungimento dell'obiettivo.
I rifiuti non nascono dal nulla: siamo noi ad comperarli con i nostri soldi ogni volta che facciamo un acquisto in un'attività commerciale. L'iniziativa di produrre meno rifiuti per essere attuabile deve quindi partire da una sinergia tra i rivenditori ed i loro clienti.
L'idea è quella di agire su due fronti:
Le attività commerciali
L'idea è quella di richiedere loro la partecipazione al progetto; in che modo? Innanzi tutto dando la piena disponibilità ai clienti aderenti al progetto ad utilizzare i contenitori che questi si sono portati da casa al posto delle loro. Al momento se chiedete in un negozio di non darvi il sacchettino perché avete già il vostro, spesso vedrete il negoziante insistere perché si usi il suo come semplice forma di cortesia. Questa è già una piccola barriera comunicativa che si può abbattere semplicemente informando i commercianti; tra l'altro per loro questo comporta pure un risparmio. Se si riuscisse a coinvolgere in questo i supermercati, coinvolgendoli ad esempio al banco salumi e alla cassa ad accettare la vaschetta che il cliente si è portato da casa, otterremmo un grande risultato. Le attività commerciali aderenti al progetto potrebbero esporre un adesivo ed essere elencate su questo sito.
Gli acquirenti
Qui l'idea è di semplificare il più possibile questa pratica agli acquirenti attraverso la fornitura di un Kit contenente tante tipologie di contenitori riutilizzabili nei vari contesti commerciali: le sporte in stoffa per fare la spesa, le bottiglie per l'acquisto di liquidi, le vaschette per i salumi, le cassette per la frutta e la verdura, le coppette ed i cucchiaini per le gelaterie, etc. etc. Questi recipienti sarebbero standard, quindi ben conosciuti ai produttori che aderiscono all'iniziativa.
